Undici morti? Mettiamoci una pietra sopra

calderoli1.gifNell’assalto al nostro consolato in Libia undici persone hanno trovato la morte, e non ci sono segni che possano tranquillizzare sul futuro.
Il tutto per una delle sparate del solito Calderoli, ministro di questa repubblica, uno a cui evidentemente non è bastato scassare la costituzione ma sente l’esigenza di una ribalta internazionale. E l’ha avuta, a prezzo di qualche vita (però di razza inferiore).
Ora sono tutti scandalizzati, compreso il socio che l’aveva messo nel governo a fare il lavoro sporco per suo conto e ora ne ha chiesto e ottenuto le dimissioni (ma poi la lega presenterà il conto, e toccherà a noi pagare).
Eppure non ci volevano intelligenze e intuiti fuori del comune per capire dove avrebbe portato il personaggio che delle sparate aveva fatto una scelta di vita. Si è infatti segnalato all’inizio come piromane irridente di bandiere italiane. Poi ha orgogliosamente rivendicato la sua fede facendosi propugnatore della nascita di una chiesa padana e della scomunica dei cattolici favorevoli ai pacs; ha sollecitato il papa a organizzare una nuova crociata. Però si è sposato con rito celtico, con libagioni di idromele e costumi da trovarobe teatrale.
E’ sostenitore della castrazione a sangue (e senza disinfettare i bisturi, tanto per sicurezza) per pedofili, omosessuali e simili; è fan della pena di morte e cultore della taglia. Essendo uno che non si fa mancare niente, ha elargito le sue preziose illuminazioni anche in campo economico chiedendo l’uscita dall’euro, ma non per tornare alla lira, bensì coniando una nuova moneta detta "calderolo".
Unica nota consolante (si fa per dire): risulta anche essere tenutario di animali selvaggi, come una tigre che fino a qualche tempo fa ha tenuto in giardino. Ora ospita due lupi uno dei quali (irpino, si spera, e sarebbe la prova definitiva dell’esistenza di Dio) gli ha recentemente azzannato un polpaccio.
A costui il nostro presidente del consiglio ha affidato il ministero delle riforme, e di questo si sono compiaciuti Fini e Casini. Adesso sono tutti pieni di stupore, le anime candide.
Io invece sono stupito dal silenzio del cardinale Ruini, che pretende di dire la sua su tutto, perfino infilandosi sotto le nostre lenzuola, ma su questo diletto figlio padano non ha niente da dire.
Cardinale, faccia uno sforzo, o nella vita sa solo astenersi?