La bella pensata dei duri e puri che non avevano capito dov’erano e sconsideratamente hanno fatto scivolare Prodi ha però permesso a quest’ultimo di dettare le sue condizioni senza dover indossare un’uniforme militare, come usa in Sudamerica. Ed eccolo qua: da adesso in poi si fa questo e solo questo; dodici punti e nient’altro. E guai a chi parla. Niente unioni civili. Niente di niente sulla megabase americana a Vicenza, nemmeno contropartite minime tipo verità su Calipari o su Abu Omar. In Afghanistan ci siamo e ci resteremo, attendiamo ordini. Sì alla Tav, ché bisogna correre. In sostanza, negazione di tutte le istanze popolari emerse da buona parte degli elettori di centrosinistra. In sostanza, accettazione zerbinica di tutti gli aut aut urlati dalle gerarchie cattoliche, dall’amico americano e dai poteri economici che in cinquant’anni ci hanno condannati a vivere nelle automobili e ora scoprono il treno. Ma non quello che serve a noi per lavorare. In sostanza, uno sgradevole programma di destra votato dalla sinistra. In sostanza, una bombola d’ossigeno per il solo Prodi. Giusto il tempo di affossare i di.co., mettere le firme necessarie per la base americana e la Tav, finanziare la guerra e andarsene a casa. E quando queste cose saranno fatte e ce ne lamenteremo, Berlusconi potrà dire che le ha volute la sinistra. [tags]12 punti, afghanistan, base vicenza, dal molin, dico, fiducia, governo, prodi, tav[/tags]
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