Nel momento in cui vengono percepiti (e obiettivamente lo sono) come la sciagura principale del Paese, i partiti si sottopongono a operazioni chirurgiche.
Ma mai amputazioni radicali di arti inservibili e incancreniti o organi interni putrescenti.
Si autotrapiantano, staccano da sé pezzi per coltivare altri mostri, fondono soggetti inquietanti in nuove creature mostruose.
E cambiano nome dalla sera alla mattina, con operazioni di lifting che si propongono di acchiappare altri gonzi.
Quella che si chiamava forza italia diventa partito delle libertà, ma poi ricompare, margheriti e querciaioli si fondono nel partito democratico, ma nell’operazione perdono dei pezzi che si aggrumano ne la sinistra assieme ai verdi e nel simbolo riescono ad appiattire perfino l’arcobaleno, che per definizione è un arco.
Fini annuncia il proposito di cambiare alleanza nazionale in alleanza per l’italia (si vede che prima si riferiva ad un’altra nazione), ma intanto ha perso gli storaciani che hanno fondato la destra.
E poi c’è la cosa bianca e la cosa rossa, e in mezzo tutte le sfumature possibili.
Così, tanto per semplificare il quadro politico.
La cosa la vedo nera.
[tags]alleanza per l’italia, la destra, la cosa bianca, la cosa rossa, l’arcobaleno, la sinistra, pd, pdl[/tags]


Più nera di così…
E tra l’altro li vedo tutti complici.
Tra nuova destra e nuova sinistra, c’è una cosa che ancora non vedo: la differenza.
è finita l’era dei partiti bucolici. ulivo, margherita, quercia, asinello. Adesso vanno i partiti pop art (abbreviato appunto p.art). Arcobaleni e tricolori warholiani si succedono sui simboli accalappiando pseudointellettuali decadenti da salottino buono che sarebbero perfetti per un remake de ‘La grande abbuffata’. Ma non dispero. Se esiste un Dio, prima o poi arriverà anche l’era dei partiti rastafarian. Certo, se non esiste son dolori…