Umberto Bossi, gran figlio di Padania

Sinistro peggio e più di Stranamore (ma senza averne l’aplomb), ogni tanto Umberto Bossi viene preso da un irrefrenabile raptus che ne rivela la vera natura. E invece del braccio scatta – più modestamente – il dito medio. Questa inclinazione dovrebbe mettere in allarme nemici e alleati, e invece permane e si perpetua da parte di tutti la versione che lo identifica come un vecchio buontempone ormai fuori registro che ogni tanto ne spara una, così come viene.

Questa volta l’eroe di Pontida agita il medio e invita affanculo in una botta sola l’Inno di Mameli e i professori meridionali.
Sgomento tra estimatori e finti nemici per trovare un senso ad un accostamento tanto audace, finché egli stesso ci fa sapere che il figliolo  – che pure si era prodotto in una brillante tesina su Cattaneo – è stato bocciato da una commissione di insegnanti meridionali.
Altrettanto pronta la precisazione del preside del collegio "Bentivoglio" di Tradate (Va) – una scuola privata, sembrerebbe – don Gaetano Caracciolo: non è vero che la commissione era composta tutta da insegnanti del sud. E il ragazzo, sempre stando al preside, ha dimostrato gravi lacune in quasi tutte le materie, e così è stato bocciato per la seconda volta.
Come minimo, va aggiornato a beneficio di tanto nordico e paterno orgoglio un vecchio detto, benché monnezzamente partenopeo: "ogni scarrafone è bello ‘a papà suo".
Ecco…