Il pifferaio di Hamelin ha fatto un master in marketing

C’è una stradina breve, prima di arrivare a casa, nemmeno cento metri.
Stamattina ho contato – a pochi metri una dall’altra – due scatolette sistemate dalla ditta di derattizzazione.
Quando vado lungo il canale, se è di mattina presto che non s’è visto ancora nessuno e ti sentono arrivare, le pantegane le vedi guizzare nell’erba alta e poi si ficcano in buchi invisibili. Sull’altra sponda, priva di sentiero per correre o camminare, le vedi a gruppi, che si disputano qualcosa da mangiare.
E così le esche avvelenate si moltiplicano, ormai ce ne sono dappertutto. Ma si moltiplicano anche i topi. Di più.
E allora ti viene il dubbio che non si tratti di esche ma di mangime. Che so: un sabotaggio, una svista del magazziniere, oppure la sacrosanta difesa del posto di lavoro.
D’altra parte, abbiamo già assistito ai precari calabresi che appiccavano il fuoco ai boschi per poi essere assunti per spegnerli, alla malavita che devasta i negozi per poi chiedere il pizzo per proteggerli, ai politici che alimentano la paura per poi proporsi come paladini della sicurezza.

La Russa e Alemanno – per dire – adesso ci vogliono proteggere dai fascisti…

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