Maso, la cortezza della pena, Ben XVI e i servizi del cavalier Maroni

E così Pietro Maso adesso è fuori.
Condannato a 30 anni per aver ucciso i genitori nel modo che tutti ricordano, ha poi usufruito di un bonus di tre anni grazie all’indulto. Ora, grazie al dichiarato ravvedimento, dopo 17 anni di carcere ne scampa dieci e va fuori in regime di semilibertà. Come se i suoi genitori fossero semimorti…
C’è da essere contenti ogni volta che chi ha sbagliato si ravvede e dichiara di voler percorrere sentieri positivi, dimostrando così la funzione riabilitativa del carcere.
Ma l’efferatezza e la crudeltà di quegli omicidi è ancora nella mente di tutti: c’è solo da sperare che quel giodice abbia visto giusto.
D’altra parte anche il Vaticano che quando premia o castiga dovrebbe farlo con atti limpidi e trasparenti (visto che – dice – lo fa in nome di Dio), non ci fornisce esempi di comportamenti conseguenti ed esemplari.
Giunge notizia, un po’ in ritardo, che a Maroni (sì, il ministro delle impronte dei piccoli rom, definito razzista e xenofobo non più di qualche settimana fa dal cardinal Marchetto) il papa in persona ha voluto conferire la nomina di Cavaliere dell’Ordine Piano.
Pare che tanta onorificenza sia riconosciuta alle persone che rendono al pontefice servizi particolari.
Certo, son cose loro, ma non sarebbe male che qualcuno precisasse, ad evitare maliziose ed inquietanti illazioni.
Sul tipo di servizi e sulla loro particolarità.

Di Maso se ne parla tanto, di Maroni ho appreso da crimini e vaticano, che merita una sosta prolungata.