L’informazione virale

Da oggi qui a destra c’è un nuovo widget (inaugurato dalla performance sulla scuola di Luciana Littizzetto) dedicato all’informazione virale.
Il progetto di mostrare un Paese felice e contento passa attraverso la morte dell’informazione che deve ignorare ogni dissenso e qualsiasi voce critica.
Questo non è un rischio: sta già succedendo.
I giornali, anche quelli che si definiscono progressisti, sono ormai tutti uniformati a un profilo di passivo e malinteso senso di corretta attesa: lasciamoli lavorare e poi si giudicherà.
Come se si trattasse di un governo che si muove nell’ambito delle regole democratiche e non di un esecutivo razzista, violento con i deboli, emanatore di leggi ad uso personale, che sottrae al Parlamento la sua funzione con la decretazione d’urgenza, pur avendo una maggioranza schiacciante.
Quando si è in presenza di una deriva simile e i mezzi di informazione contraddicono la loro stessa natura, i pericoli per la democrazia incombono. In altri tempi ai singoli cittadini, che non disponevano di altro che la propria debole voce non erano date possibilità di reazione. Oggi invece la rete, democratica per definizione, permette di manifestare il proprio pensiero e di diffonderlo, di mettere in comune informazioni, di raccontare e far sapere, di portare in evidenza voci e pensieri che rischiano di restare nascosti.
Partendo da queste premesse, un gruppo di amici si propone di dare vita alla diffusione di notizie, spunti, intuizioni, denunce, che possano aiutare a vedere oltre la nebbia che ci circonda.
Niente che somigli allo spam, ma solo la messa a disposizione di contenuti che ognuno di noi ritiene utili ad una conoscenza più approfondita, ad una riflessione, ad una condivisione. In pratica, chi si imbatte in qualcosa di interessante la segnala ai suoi lettori.
Sono sui nostri siti: chi lo vuole può consultarli; se lo ritiene è libero di diffonderli. Insomma, una rete informale.
Le aziende hanno dato a questa modalità il nome di marketing virale, usandola in modo anche invasivo.
Noi la chiamiamo informazione virale: chi la condivide può farsi contagiare.
E speriamo di non guarire mai.