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Cannavaro, Gomorra e le cattive compagnie
Fino a qualche tempo fa la maggior parte dei campioni dello sport, anche per la scarsa frequentazione della sintassi, evitava pronunciamenti su questioni non strettamente connesse con le loro imprese.
Ricordo il vecchio (e indimenticabile) Silvio Piola che ci teneva a precisare: "Quello che ho da dire, lo dico sul campo".
Oggi, e giustamente, l’atleta ambisce a dimensioni diverse dalla pedata o dalla pedivella e sempre più spesso si avventura in territori non suoi.
Cannavaro – per dire – ha sentito il bisogno di farci sapere che Gomorra (il film) non gioverà all’immagine dell’Italia nel mondo. Chissà la camorra…
Tra le motivazioni: "Ancora oggi un mio compagno di squadra mi ha detto: "Italiano? Mafioso".
Cannava’, ma chi frequenti?







Caro Carneade,
i giretti si fanno, sta tranquillo, anche se non ce n’è bisogno perché l’idea che hanno di noi all’estero corrisponde purtroppo a quello che una significativa parte della nostra società è.
Ed è talmente visibile che negarlo non serve a niente.
Se vogliamo che gli altri cambino idea, prima dobbiamo cambiare noi.
Ed essere sinceri è un inizio.
Ma un giretto all’estero lo hai mai fatto?
L’idea che si ha dell’Italia e’ quella descritta da Cannavaro.
Viaggiate che vi fa bene e riuscirete a vedere un po’ piu’ in la del vostro orticello.
Se anche fosse come dice Cannavaro, non è nascondendo la realtà che la si può migliorare.
Io non so chi frequenti Cannavaro. Ma ho un piccolo aneddoto vissuto in prima persona quando mi occupavo di comunicazione presso un Comune della provincia di Palermo. Un giorno ci arrivò una mail da parte di un turista americano che, intendendo passare le vacanze in Sicilia, pensava di trascorrere qualche giorno anche in quel paese. L’unica informazione che ci chiese fu “what about mafia?”
((
Non è che nascondendosi dietro ad un dito le cose poi cambiano …