La partenza intelligente? Col bollino nero.

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Mi ero preparato a dovere, studiando carte, itinerari alternativi, trascrivenfo indirizzi e numeri telefonici di alberghi e bed & breakfast per fronteggiare l’eventuale sosta notturna, facendo provvista di acqua, ma anche proponendomi di non berne per non dover poi affrontare i bagni affollati e intasati delle soccombenti stazioni di servizio.
Sì, lo ammetto, sono uno di quegli italiani sconsiderati che, malgrado tutti gli avvisi, ha deciso di mettersi in viaggio da Avellino a Verona sabato 8 agosto, giornata contrassegnata da un implacabile bollino nero.
Vari tratti della A1 erano previsti ad alta intensità di traffico, ma non potevo fare a meno di partire.
Sapevo che le difficoltà sarebbero iniziate dopo Caserta Nord, dove di solito confluiscono le varie provenienze da Sud, e mi ero preparato – se il traffico fosse andato a rilento come previsto – a lasciare l’autostrada per puntare su Avezzano, poi Rieti, Terni e via fino a Ravenna con la E45, scassata ma meno frequentata.
Niente, a parte qualche camion allegramente fuori regola, a Roma siamo arrivati prima del previsto. Ma non mi sono lasciato andare ai festeggiamenti: sicuramente mi sarei ingolfato nel tratto da Soratte-Ponzano fino a Magliano Sabina, dove anche quando non circola nessuno si formano robuste colonne. Niente, vuoto anche qui e si va che è un piacere. Rinuncio alla tentazione di fare una deviazione per Bomarzo e più avanti per Orvieto, che per me rimane sempre tra i cinque posti più belli del mondo, e proseguo spedito cercando di accumulare un vantaggio che sicuramente poi si dileguerà nel famigerato tratto appenninico tra Firenze e Bologna.
Ulteriore previsione sballata: normalmente si va a singhiozzo destreggiandosi tra tir in corsia lenta e maniaci della manetta che ti lampeggiano chiedendo strada, tanto che il più delle volte questo tratto lo faccio a benzina perché a metano fai fatica a riprendere e il motore ti guarda storto (a proposito: è troppo sperare in qualche altro distributore di metano sulla A1?).
Niente di tutto questo: da Calenzano a Sasso Marconi un bell’andare in tiro senza singulti e col motore fresco e allegro.
Insomma, a farla breve: partito alle 10 ho aperto la porta di casa alle 18.30, comprese due soste con breve pisolino. Questo tragitto in quaranta anni l’ho fatto centinaia di volte e raramente sono riuscito a completarlo con la rilassatezza di ieri.
Tutto bene, ma vorrei sapere chi è che fa le previsioni di traffico, su quali parametri sono basate e se ci si rende conto che su di esse milioni di famiglie, con anziani e bambini, organizzano i propri movimenti.
Mi piacerebbe anche conoscere i criteri che stanno alla base delle informazioni fornite da Isoradio, il servizio pubblico della Rai in tempo reale di assistenza al traffico. Intanto, in molti tratti si sente poco o male; poi, la modalità di informazione non aiuta chi guida: che significato ha dare i tempi di percorrenza tra due località se non si dice anche la distanza tra le stesse? Perché in caso di ingorghi autostradali non si suggeriscono i percorsi ordinari alternativi? Perché l’informazione è quasi esclusivamente riferita alle autostrade?
E i pannelli cosidetti a messaggio variabile a quale funzione assolvono? Il più delle volte si limitano ad augurare buon viaggio, spesso invitano a comprare il telepass; quando danno qualche informazione sul traffico generano ansia: "Coda in aumento per incidente al km 187". E dov’è il chilometro 187? Tra quanto? Come faccio a sapere a quale chilometro sono adesso? Perché non mi si dice dove posso uscire per evitare la coda?
E magari poi scopri che il km 187 l’hai già superato.