A Napoli niente raccolta differenziata, meglio porta a porta

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C’è una figura, nella fauna politica del dopoguerra italiano, che molto ha anticipato quanto accade oggi.
Si tratta di Achille Lauro, proprietario di una delle più grandi flotte civili italiane, e anche per questo detto ‘o comandante. Oltre che abilissimo e capacissimo armatore, fu proprietario di giornali e presidente della squadtra di calcio; prima fascista, poi vicino al partito dell’Uomo Qualunque nel primo dopoguerra, infine padrone del partito monarchico che compra ripianandone i debiti (quante analogie…).
Con questo partito muove alla conquista di Napoli e dei napoletani che amministra dal 1952 al 1961. Nella campagna elettorale del 1952 promette mirabolanti opere pubbliche, lavoro a tutti, Napoli perla del Mediterraneo; raccoglie i consensi tra il sottoproletariato e la borghesia, ha la palese benedizione della Chiesa e si allea con i fascisti del Movimento Sociale.
E naturalmente vince. Quella campagna è passata alla storia per la propaganda porta a porta (nessuno inventa niente…), con i galoppini che distribuivano banconote tagliate a metà e una scarpa: in caso di vittoria bastava presentarsi per ritirare la mezza mille lire o la scarpa sinistra.

Oggi è peggio: non si dà nemmeno mezzo euro o una scarpa madeincina, ma si promettono illegalità, tipo la protezione delle costruzioni abusive. Figurarsi la pacchia nella terra degli abusi!
In fondo Don Achille ci metteva del suo, questi fanno promesse con i nostri soldi. E contro di noi.

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