Ognuno può vedere il gioco che stanno facendo i leghisti: a Roma ladrona progettano la manovra devastante di Berlusconi, Bossi e Tremonti e sul territorio danno contro al governo, come se non ne facessero parte.
Flavio Tosi, il sindaco più amato d’Italia, tra l’altro in cerca di una sua posizione che lo distingua dagli altri padani, coglie al volo l’occasione e spara a zero sulle rapine governative. Ma alza un po’ troppo il tiro e dal “cerchio magico” – i fedelissimi di Bossi – arrivano anatemi, minacce e perfino l’invito della moglie del capo in canottiera a mandarlo “fora da i ball”, manco fosse l’ultimo sbarcato a Lampedusa. Ai cerchisti sembra non vada nemmeno tanto bene che il reprobo abbia trascorso le vacanze in Puglia.
Ne emerge l’immagine di un amministratore aperto, disposto al confronto e al ragionamento, cosa che qui a Verona non é mai avvenuta. E non si tratta di piccole cose, ma di interventi che incidono pesantemente sul futuro, sulla vivibilità  e sull’economia di Verona: la prossima realizzazione di un’autostrada in città , con annesso tunnel sotto le colline tra le più belle del Veneto; l’abbattimento in tre anni di alcune centinaia di alberi (gli ultimi all’ex caserma Passalacqua per fare spazio a discutibili interventi di edilizia residenziale in una città  in cui abbondano le case sfitte); la sponsorizzazione – a spese dell’azienda municipalizzata del comune – di settecentomila euro a favore dell’Hellas Verona, la squadra per cui tifa. Solo per citare i fatti di cui in questi mesi qui si sta discutendo.
Lasciamo stare le visioni immaginifiche di uomini nuovi all’orizzonte: si tratta solo di questioni di potere, roba da lasciare al catalogo delle scaramucce tra bossiani e maroniani.