Gianfranco Fini passa per un uomo che ha saputo rinnegare il suo imbarazzante passato e anche tra gli avversari c’è chi gli riconosce levatura da statista.
Qualcuno gli attribuisce perfino una ferrea coerenza (sorvolando sulla devota presenza al family day con la moglie mentre già aspettava prole dall’amante).
Per gli israeliani (che fanno finta di non capire che le critiche allo Stato di Israele sono cosa diversa dall’antrisemitismo) è il loro più strenuo difensore in Europa.
Vabbé…
Dopo gli episodi di Verona e Torino, ha ritenuto essenziale farci conoscere il suo pensiero e ha voluto stilare una sua classifica stabilendo che una bandiera bruciata vale più di una vita spezzata.
Verosimilmente logorato dalla recente campagna elettorale e comprensibilmente esaltato dalla nuova carica, ha però mollato un po’ la rigida retorica che lo contradistingue e s’è lasciato scappare qualcosa che tradisce i suoi veri pensieri.
Questa la frase tragicamente rivelatrice:
"I naziskin di Verona sono dei pazzi criminali assassini: la violenza che c’é in alcune frange della società nei confronti dello Stato di Israele è una violenza di tipo politico ideologico, non perché i naziskin non avessero una distorta ideologia nazista nella testa, ma i due fenomeni non sono paragonabili tra di loro".
Quindi – se parliamo la stessa lingua – per l’onorevole Fini c’è anche un’ideologia nazista ortodossa, non distorta, evidentemente degna di esser praticata, altrimenti avrebbe detto "ideologia nazista" e basta.
O no?
Molti giornali non riportano la frase, e se avverrà dirà che non è stato capito.
In fondo, è uno che impara presto.
qui e qui