8 dicembre

Il primo presepe che io ricordi lo vidi fare tre mesi dopo i terribili bombardamenti alleati in un appartamento sgarrupato con un grande buco sul soffitto che ci metteva in contatto con la famiglia Papaleo a secondo piano.
I miei recuperarono i pochi pastorelli scampati alle esplosioni e qualche brandello di carta da imballaggio per fare i monti; con la stagnola delle Cychlets che regalavano gli americani si fece un fiume e con del muschio la grotta.
La nonna ci aggiunse, un po’ in disparte, le sette foto di zii e cugini che erano deceduti sotto le bombe.
Poi il 24 sera si collocò il bambino, molto più grosso dei suoi genitori.
Erano altri tempi e malgrado la situazione si profilavano orizzonti incoraggianti, forse perché più in giù di cosi era impossibile andare.
Oggi si discute se sia opportuno o meno farlo e c’è perfino chi si fa paladino di valori che non conosce nemmeno lontanamente per invocarne la realizzazione “contro” qualcuno.
Beh, allora lo rifaccio: contro nessuno ma per me, semplicemente per ricordare da dove siamo partiti.
E’ così: faccio il presepe e anche l’albero.
E anche un anticipo di strufoli!