S’è alzato un po’ di vento e i ragazzini, malgrado i consigli dei papà in debito di digestione, riescono a mandare in alto gli aquiloni. Una donna enorme, piena di seni, presidia da sola una ventina di metri quadri di acqua bassa vanificando la bassa marea. Insomma, un tramonto tranquillo, tra afa e brezza che sa di doposole.
Poi all’improvviso tutto cambia: un danese lungo e allampanato chiede cortese: "Italy in emergency? It’s dangerous?". Non capisco. Ma non sembra che sia preoccupato per la nostra situazione. Il napoletano stravaccato più in là si immette nel dialogo: "Ma allora è vero? Qualcuno ha detto che è stato dichiarato lo stato d’emergenza".
Torniamo in campeggio per saperne di più, ma manca la corrente, non va la tivvù e nemmeno internet. Forse l’emergenza è proprio un black-out elettrico, come qualche anno fa.
"Ma no…" – intanto l’allarme rimbalza tra le tende e i camper – "…pare che ci sia stato un altro incidente nucleare in Francia".
Insomma, nessuno sa niente e quindi ognuno crede di saperne più degli altri e in pochi minuti si passa da un attentato al Senato, alla bomba a villa Certosa, all’esplosione simultanea di sette ordigni lungo tutto il litorale adriatico.
E’ solo a tarda sera che torna la corrente e mentre gli stranieri si danno alla festa sulla spiaggia, noialtri ci accalchiamo sotto l’unico televisore e quando il cameriere riesce finalmente a far andare il televideo apprendiamo che il ministro Maroni ha dichiarato lo stato d’emergenza contro i clandestini e che non solo non ne sapevamo niente noi, ma era stato tenuto sall’oscuro perfino il Presidente della Repubblica.
Questo ministro è ormai preso da paranoia, e contro chi non è come lui (per fortuna ce n’è pochi) vuole strafare, si eccita, si raddoppia.
Due Maroni.